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| Mercoledì 26 Ottobre 2011 11:49 |
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IDEE E PROPOSTE DELL’ASSEMBLEA PROVINCIALE DEL PD DI VARESE PER LA CONFERENZA PROGRAMMATICA-ORGANIZZATIVA NAZIONALE DEL PARTITO
A seguito di un ampio dibattito, svolto attraverso riunioni di zona, nei circoli ed in tutti gli organismi provinciali, l’Assemblea Provinciale del Partito Democratico di Varese esprime le seguenti riflessioni e proposte per la Conferenza programmatica nazionale del partito. Si premette che sarebbe stato utile, visto anche il tracollare della situazione politica ed economico-sociale, rispettare i tempi inizialmente previsti e cioè completare tutto l’iter entro fine novembre, anziché andare molto probabilmente al nuovo anno, con il rischio/speranza di essere già in campagna elettorale. Detto ciò, si ribadisce la necessità di inquadrare la conferenza in un ambito di proposta politico-progettuale da rivolgere al paese ed, in questo contesto, far presente che parte della risoluzione dei problemi passa anche da una revisione e riqualificazione della politica e dei suoi principali strumenti, che sono e devono continuare ad essere i partiti. Molto bene, quindi, la parte relativa all’attuazione dell’articolo 49 della costituzione: noi stiamo cercando e cercheremo di garantire sempre più e meglio trasparenza e meccanismi democratici di partecipazione, ma dobbiamo cominciare a pretenderlo anche per gli altri, pena la messa in discussione dei rimborsi elettorali, non più sopportabili in assenza di trasparenza e democrazia interna di tutti i partiti, cosa al momento tutt’altro che presente (vedi partiti personali, che non fanno congressi, che nominano e cooptano la classe dirigente e non pubblicano uno “straccio di bilancio”). È bene qui sottolineare che, viceversa, il nostro partito ha bilanci pubblici e certificati. Si valuta complessivamente soddisfacente e ricca di spunti, in gran parte condivisibili, sulla riorganizzazione del partito, la relazione del Segretario Nazionale Bersani, fatta nella direzione nazionale di fine giugno. Sono sicuramente da approvare le riflessioni ed indicazioni contenute nella parte “il PD e la democrazia italiana”, soprattutto rispetto alla conferma della volontà di impostare un rapporto aperto con la società, attraverso anche l’affiancamento e la reciproca collaborazione con movimenti democratici e civici, oltre che disponibile al dialogo con tutte le forze politiche interessate a ragionare sul post berlusconismo/leghismo. Si condividono anche le proposte sulla consistenza politico-organizzativa del partito, ed anche relativamente alla necessità di avere al proprio interno professionalità specialistiche, ai vari livelli, nella comunicazione, da sempre punto tra i più deboli del nostro partito. Per ciò che concerne invece il rapporto tra elettori ed iscritti si sottolinea come debba essere rafforzato il ruolo di entrambi. Da un lato si riconosce l’importanza dei nostri simpatizzanti elettori, ai quali con le primarie cediamo parte della sovranità,
Sull’articolato e complesso problema delle primarie: sono parte del DNA del partito ed è vero che ne abbiamo il copyright europeo (ora ben utilizzato anche dai francesi); vanno assolutamente rafforzate e meglio definite, per utilizzarle sempre meglio evitando, viceversa, inciampi tipo Napoli o Milano; in una battuta, bisogna assolutamente evitare di buttare il bambino con l’acqua sporca! Un’articolazione ulteriore va fatta quando le primarie riguardano solo il Partito Democratico, o invece, interessano coalizioni con le quali ci presentiamo in vari contesti: laddove vi siano casi in cui il PD va da solo ad elezioni amministrative, piuttosto che politiche (per collegi uninominali o per liste in Camera e Senato), le primarie vanno fatte, aperte, ovunque ci sia la possibilità di avere più di un candidato. Nel caso si dovesse andare ad elezioni politiche, la prossima volta, con l’attuale legge elettorale nazionale o, comunque, con una legge per la quale il PD può presentarsi da solo (quindi anche con quella da noi proposta di maggioritario a doppio turno con correzione proporzionale), si chiede che vengano fatte elezioni primarie aperte sulla base di collegi provinciali attraverso apposito regolamento, che tenga conto delle pari opportunità e della rappresentanza dei territori, distribuendo i posti eleggibili proporzionalmente al numero di abitanti. Viceversa per situazioni di coalizione, diventa prioritaria la possibilità di salvaguardare una aggregazione che si ritenga idonea a vincere le elezioni; noi dovremo in ogni caso proporre, con forza e convinzione, le primarie senza che però diventino una pregiudiziale. In caso poi venissero accettate, si invita a trovare soluzioni che agevolino al massimo la presenza di un solo candidato del PD. Questo potrebbe avvenire attraverso, per esempio, la definizione di un alto quorum di firme (35-40%) da raccogliere tra gli iscritti per rendere valida la candidatura e non permettendo ad un iscritto del PD di accettare la candidatura offerta dagli eventuali alleati di coalizione. Per la candidatura alle primarie per la scelta del candidato premier, rimanendo la regola del segretario nazionale eletto tramite elezioni primarie aperte, si confermi la regola che il candidato del PD sia il segretario al momento in carica, senza ulteriore pre-selezione. Si propone anche di stilare un regolamento per le primarie che fissi limiti di spesa ben precisi e molto contenuti, alle singole campagne elettorali interne: il nostro partito non può e non deve diventare un partito “di censo” e deve, viceversa, dimostrare sobrietà, misura e trasparenza in tutte le occasioni, proprio a partire da questa. Nella parte relativa al partito nazionale e federale, si valuta molto positivamente la proposta che fino alla metà degli organismi ad ogni livello debba essere espressa direttamente dalle organizzazioni dell’ambito territoriale sottostante, anche come rafforzamento delle rappresentanze locali ed ulteriore radicamento del partito. E’ sicuramente condivisa anche la posizione di eleggere i livelli territoriali del partito, fino al regionale compreso, dai soli iscritti; aggiungiamo che i congressi possano essere celebrati in periodi diversi l’uno dall’altro, anche per disincentivare al massimo eventuali pratiche correntizie verticali. La riflessione su una maggiore sinergia e collaborazione tra il partito ed i suoi amministratori eletti è pure condivisa, prevedendo momenti istituzionalizzati, ai vari livelli territoriali, di incontro e confronto tra il PD e gli amministratori stessi. Senza una condivisa ed unitaria elaborazione politico programmatica il PD non sarebbe un partito, bensì una semplice coperta per gli eletti o un mezzo per coloro i quali auspicano l'approdo nelle istituzioni sotto i nostri simboli. La presenza di diverse posizioni ed impostazioni politiche è una ricchezza, se è capace di creare sintesi nella garanzia del necessario pluralismo interno. E', però, altrettanto essenziale mantenere l'unicità dei centri decisionali del partito, impedendo un possibile processo di disarticolazione che danneggerebbe tanto il PD quanto il sistema politico italiano. Le associazioni e le fondazioni che si richiamano al PD devono, dunque, garantire i criteri di trasparenza e lealtà al partito in modo non sovrapposto, soprattutto per quanto concerne la definizione della linea politica e la raccolta dei fondi necessari all'attività politica. Inoltre si richiede alle Fondazioni, Associazioni, Centri Studi organizzati da esponenti del PD di depositare i bilanci e le fonti di finanziamento ai revisori del Partito. Due brevi considerazioni finali. La prima riguarda la gestione finanziaria del partito: si deve continuare a far certificare e pubblicare i bilanci, almeno per i livelli nazionale e regionali e prevedere comunque un obbligo per le federazioni provinciali, pena il non trasferimento di fondi dai livelli superiori, di compilazione, votazione nelle assemblee provinciali e trasmissione a regionale e nazionale, dei bilanci annuali preventivi e consuntivi. Si chiede anche di prevedere una modalità affinché il partito possa richiedere un budget preventivo dei costi della campagna elettorale ai propri candidati che partecipano ai vari livelli di consultazione elettorale. Infine si chiede un’approfondita riflessione sulla possibilità di rafforzare il nostro codice etico, con qualche automatismo rispetto ad alcune fattispecie di reati che riguardano iscritti al partito. Tali automatismi dovranno stabilire preventivamente, senza trattative tra “moral suasion” e ragionevolezza dell’interessato, i provvedimenti da adottare in modo da separare, da subito e nettamente, i momentanei destini della persona accusata, da quelli del partito. La persona ha il diritto di potersi difendere al meglio e di esser considerata innocente fino ad eventuale condanna, ma anche il Partito ha il diritto di salvaguardare la sua onorabilità, correttezza, onestà e trasparenza.
Documento approvato dall'Assemblea Provinciale e dalla Direzione Provinciale in seduta congiunta il 24 ottobre 2011 |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Ottobre 2011 12:09 |









