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Appunti per il congresso
Nel post di giovedì scorso spronavo i possibili candidati alla segreteria provinciale a proporre le loro idee e a sottoporle ad un largo confronto. Io non entrerò in nessuna lista congressuale ma voglio portare ugualmente il mio contributo con alcuni spunti di discussione che riguardano il modo di essere del partito.
Quadro politico Impegno riformatore. In questa Italia c’è poco da poco da conservare e molto da riformare. Il PD rafforzi i caratteri fondativi di una vera forza popolare di innovazione e di progresso. Eviti il “richiamo della foresta” della sinistra tradizionale senza schiacciarsi al centro. Si proponga di conquistare gli elettori moderati sia direttamente sia alleandosi anche con le forze che dichiarano di volerli rappresentare. In caso contrario non farebbe altro che allungare la vita all’attuale maggioranza, perfino una volta caduta la leadership di Berlusconi.
Sistema istituzionale Quando deflagrerà la crisi politica latente non si potrà tornare a prima del 1994 con un sistema proporzionale classico e con leadership politiche deboli. Il rafforzamento dei governi ad ogni livello è la conseguenza di una società che chiede alla democrazia rapidità di decisione e risposte concrete e forti.
Assetto federale del partito Tutta l’attività sia improntata ad un indirizzo federale fondato sulla sussidiarietà. Questo significa: riconoscimento pieno delle funzioni delle direzioni cittadine e di circolo, in particolare sulle scelte amministrative; rispetto delle prerogative di coordinamento e di propulsione politica del centro provinciale; rafforzamento del peso politico, organizzativo, finanziario del partito regionale, il partito lombardo, non un indefinito ed evanescente partito del nord.
Alleanze politiche La tensione verso la conquista del centro, senza il quale non si vince e non si governa, non esclude affatto l’inclusione di quelle forze di sinistra con cui è possibile siglare accordi programmatici seri sui problemi del territorio. Bisogna però evitare coalizioni disorganiche in grado, forse, di vincere ma non di governare.
Rapporto con la Lega Alternativa politica e culturale dichiarata, esplicita e motivata. Sul tema del federalismo fiscale e istituzionale ricerca di un confronto chiaro senza subalternità progettuali e psicologiche.
Segreteria e organismi provinciali Collegialità e condivisione come metodo di lavoro. Pochi incarichi esecutivi. Uno “spezzatino” esagerato delle responsabilità condurrebbe alla irrilevanza dei titolari e all’accentramento delle decisioni sul segretario. Separazione netta fra funzionari e incarichi politici nel partito. Rappresentanza equilibrata dei generi e delle varie zone nella direzione e nell’esecutivo.
Organizzazione territoriale Circoli come luoghi fondamentali per l’attività amministrativa e per una presenza radicata e organizzata. Devono essere sempre di più espressione delle comunità locali e sempre meno percepiti, come talvolta accade, un poco staccati dalla realtà. Suddivisione del territorio in poche zone omogenee con l’attribuzione di compiti precisi sia di carattere organizzativo che di carattere politico. Il rapporto bilaterale circoli-segreteria provinciale, non mediato da organismi intermedi, frammenta e indebolisce troppo la proposta locale nelle decisioni provinciali.
Primarie Fermo rispetto dello Statuto nazionale per tutte le elezioni primarie ivi previste, compreso il parlamento. I circoli saranno più importanti e sentiti come espressioni comunitarie se avranno la forza di aprirsi agli elettori ogniqualvolta le condizioni lo richiedano o lo consentano.
Forum politici Sui temi più rilevanti (sanità, welfare, Malpensa, infrastrutture locali, occupazione e lavoro) dibattiti periodici conclusi con orientamenti e indirizzi politici. La valorizzazione delle donne, dei giovani, delle energie migliori, va perseguita concretamente con l’affidamento di compiti di direzione anche di questi forum.
Sono dei semplici appunti a cui aggiungerne altri con metodo partecipativo e trasparente. Sul capitolo delle politiche sociali, economiche, territoriali sarebbe interessante il contributo dei gruppi consigliari del Pd in provincia e nei comuni.
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Congresso. Il solito equivoco
Che l’unità sia il bene primario di un partito è fuori discussione. Che sia tutelata soltanto da un “congresso unitario” che voglia dire: un solo candidato, una sola lista, un solo programma, è una sciocchezza enorme. Si può ben arrivare a quel risultato, ma alla fine di una discussione, non come un “a priori” indiscutibile. Mi spiego meglio.
- Abbiamo le elezioni amministrative nei tre comuni più importanti della provincia ed è bene affrontarle con unione d’intenti. Sottoscrivo.
- Dobbiamo parlare di progetti e non solo di candidati ed eleggere un segretario rispettato da tutti e una direzione autorevole. Sottoscrivo.
Tutto questo che c’entra con una omologazione a tavolino di tutto il partito? Se l’unità del PD è garantita solo dal fatto che si deve stare per forza insieme nella fase congressuale stiamo freschi. La gestione unitaria è sempre possibile anche dopo un congresso di vero ed esplicito confronto con più candidati e mozioni. E anche se ci fosse una gestione a maggioranza e minoranza non equivarrebbe ad una rottura del partito. Se fosse così significherebbe che il PD è già finito.
Il problema è diverso. Vi sono ad oggi alcuni candidati disponibili. Benissimo. Se ce ne sono altri si facciano avanti apertamente. Propongano delle idee, le facciano circolare, si apra un confronto sui progetti. Le varie componenti interne si ritrovino, senza ipocrisie. Se ne discuta in qualche riunione aperta. Il dibattito sulle persone a prescindere dalle idee porta ad una spirale perversa di pettegolezzi e scontro di clan soprattutto quando gli interessati non sono presenti. Se a questo punto risulterà possibile un solo candidato, questa conclusione sarà accettata da tutti. Al di là di questo metodo, che è la scoperta dell’acqua calda, c’è solo la frustrazione e l’impoverimento umano, culturale e progettuale del partito.
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