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Riflessioni precongressuali dal Circolo di Daverio PDF Stampa E-mail
Notizie - Congresso
Scritto da Pd Daverio   
Mercoledì 15 Settembre 2010 11:25

 

Circolo di DAVERIO
(Bodio L.go – Cazzago B. - Crosio d. V. – Daverio – Galliate L.do – Inarzo)

 

LINEE POLITICHE Strategiche / ALLEANZE  (Percorso Congressuale Provinciale– fase III)

Argomenti di stretta attualità a livello nazionale in questi giorni, queste tematiche non possono non esserlo anche per i futuri candidati a gestire le attività del Partito a livello provinciale (ma anche a livello locale, nei territori dei Circoli, particolarmente nei Comuni dove si andrà alle elezioni nelle prossime Amministrative – tra i quali, Daverio -).
Secondo alcuni non possiamo permetterci il lusso di chiuderci a nessuno (anche se subito dopo emergono perplessità ad allearsi con posizioni estreme, dalla Federazione della sinistra – Prc e Pdci - alla Lega, che potrebbero farci perdere più voti di quanti ne guadagneremmo): non fugge a molti che il Pd è nato anche per superare le contraddizioni delle coalizioni (che hanno messo in difficoltà i governi Prodi, e non solo).

 

Il quadro nazionale non aiuta ad eliminare confusione, a togliere incertezze e perplessità; che le elezioni nazionali siano a novembre – che, per noi, vorrebbe dire il mese dopo il rinnovamento dei Congressi, e ci coglierebbe probabilmente impreparati, come comprende Umberto -, nella prossima primavera – che, ora, appare la prospettiva più probabile, dove c’è l’incertezza se favorisca o complichi le contemporanee Amministrative, ma anche con il rinvio dei Referendum in corso -, o successivamente, appare chiaro a tutti che non è indifferente. Certo questi problemi non li abbiamo solo noi (al Senatur, recentemente, hanno buttato anche il letame, alla festa, vicino casa ..)
Per alcuni, il centro-sinistra dovrebbe anzitutto coordinarsi con il “centro-sinistra” (senza inseguire le ambiguità del “terzo polo”, Casini e Api, sino alle aperture ai finiani di Fli, che pochi dei nostri comprenderebbero), certo da riorganizzare (dando speranza anche a quelli che ultimamente hanno preferito non votare), a partire da chi c’è (Pd, Idv, SeL, ..): con Di Pietro – senza inseguirlo troppo -, e recuperando la sinistra – non antagonista, ma disponibile all’alternativa di governo, come Sinistra Ecologia e Libertà -, con l’idea di ricostruire l’Unione ma in base a poche linee programmatiche, chiare e condivise da chi ci sta; altrimenti sembrerebbe difficile poi andare a parlare con gli altri - dal livello locale a quello nazionale –. Secondo tali posizioni, potrebbe essere tempo perso inseguire troppo l’Udc (senza prima avere già accordi con altre forze del centro-sinistra), poiché appare come più vicina al centro-destra che a noi (salvo che non prevalga il “modello Marche”: Pd + Udc – Sinistra e Idv ..).
Oggi non è ben chiara l’idea di governo e di sviluppo alternativo che il centro-sinistra propone. Il timore che la crisi degli ultimi anni (economica, politica, sociale, di rappresentanza sindacale, ..) possa degenerare in crisi di sistema (vd. gli esempi storici degli anni ’30, di Weimar, dell’Aventino, ..) spinge oggi tutti a “non chiamarsi fuori”. Il richiamo della Segreteria ai nostri programmi per l’alternativa (“10 punti”) ed alla campagna di mobilitazione autunnale ricordano che per proporsi ad altri occorre anzitutto avere idee forti da proporre, un programma chiaro, un percorso organizzato. Se si andasse a votare a breve, pure a fronte di un calo del Pdl (anche se non bilanciato dalla crescita della Lega, considerando la perdita anche dei finiani), se non vi fosse un forte recupero del centro-sinistra, la coalizione governativa otterrebbe la maggioranza della Camera – al Senato la partita è certo più aperta - (e, oltre ad un Presidente della Camera certo più gradito, certo punterebbe anche ad un Presidente della Repubblica vicino): ovvero, la coalizione di Governo in crisi potrebbe rafforzarsi, perché l’opposizione non è pronta (o non è unita). Dobbiamo anzitutto recuperare i voti ed i votanti persi nell’ultimo biennio, a partire dal mondo del lavoro (visto che anche molti operai hanno votato Lega ..).
[Non va dimenticata anche l’erosione di forze come Cinque Stelle o del Popolo Viola che, pur minoritarie e poche radicate sul territorio, sono molto attive a livello “telematico” – vd. i continui messaggi informatici, ampiamente diffusi con toni “forti” – e “mediatico” – vd. il caso del recente “No B. Day 2”, a Roma, e del “WoodStock 5 stelle”, che si terrà a Cesena alla fine del mese -, e che raccolgono consensi nelle frange estreme e scontente, disperdendo i voti o spingendo molti a considerazioni anti-sistema, che spesso sfociano anche nell’astensionismo]
Finite le ideologie, avversando il populismo, restano in ogni caso necessarie le idee alternative per ogni azione politica (anche nel caso di elezioni nazionali a breve, dove il partito di Bossi potrebbe essere tra i pochi ad avvantaggiarsene). Guardando a contesti economici incredibili, forme di regime (con rischi di autoritarismo), contesti sociali allarmanti, la Lega ha responsabilità pesanti, che dobbiamo denunciare.
Noi abbiamo problemi interni, ma è naturale, perché siamo un partito Democratico (dove si ascoltano le voci di tutti). Spesso creano sconcerto anche alcuni interventi fuori luogo di nostri rappresentanti di livello nazionale, sul dibattito intorno alle alleanze acceso in questi giorni [vd. i recenti interventi di Fioroni, Bindi, ma anche Chiamparino da Torino – che ha parlato di “partito allo sbando” – o Renzi, ipotesi di accordi con Ferrero e Diliberto, .. solo per citarne alcuni]: occorre evitare di esporsi in questo modo (con queste dichiarazioni, si rischia di non portare avanti niente), bisogna stare attenti a cosa e come si comunica [se non si vuole disorientare del tutto la base ed i simpatizzanti].
Alla nascita del Pd avevamo l’idea di ricostruire la società su principi cardine diffusi, da costruire nel tempo, condivisibili anche fuori del partito, accantonando estremismi e puntando al bipolarismo, con politiche fortemente riformiste. La grande partecipazione iniziale richiedeva forse di pazientare e costruire il futuro su quella base, in vista di prospettive politiche diverse, di medio - lungo periodo; forse occorreva “soffrire” ancora qualche anno, tentando strade nuove prima di tornare a governare su basi più salde. Ora cerchiamo di capire cosa sia il nuovo “Ulivo” di cui si parla in questi giorni, come si vorrebbe organizzarlo. Sinora abbiamo avuto tre Segretari in 3/4 anni. L’idea iniziale del Pd era forte, portando alle Primarie 3 milioni di persone, ma non sempre è stata supportata da unanime consenso nel partito. L’idea iniziale del Pd era puntare su idee forti, con le quali allargare il consenso.
Come in altre crisi storiche, anche oggi gran parte dell’intellighenzia nazionale non si schiera, la “parte avanzata” del paese è in parte ferma, la “valanga” della deriva pare non fermarsi, calano i consensi, ogni tanto rispunta l’idea populista che serva il “salvatore” [l’uomo o la forza capace di salvare il paese dal declino]. Noi il radicamento nella società l’abbiamo ancora, e su questo dobbiamo lavorare; ma è inutile parlare di punti programmatici se prima non si risolve il problema dell’emergenza democratica. Non sembra che vi siano le condizioni per modificare la legge elettorale, quindi forse è meglio concentrarsi su tre punti, su cui cercare accordi con le altre forze disponibili e compatibili, semplificando i percorsi.
Ma non dimentichiamo che anche a destra c’è stato movimento (e sono uscite le due forze più “moderate”, prima l’Udc ed ora il Fli), dopo aver dovuto imitare il Pd (con la costituzione del Pdl) sulla strada bipolare. Berlusconi ha governato anche per i nostri demeriti, non solo per i suoi meriti. Ma, dopo avere “manipolato il cervello” di ampie fasce della popolazione attraverso la comunicazione di massa, potrebbero poi essere “vittime delle loro nefandezze”. Il problema è “l’addormentamento delle coscienze”; ma i nodi vengono al pettine: “per definizione, un populista non fa scelte”.
Comunque, occorre un programma, nazionale e regionale, in base al quale confrontarsi anche a livello locale, e l’uso delle Primarie per la scelta dei candidati, specie se non vi saranno le condizioni per modificare la legge elettorale.
In questo primo triennio di attività del nostro Partito molto è stato fatto, ma siamo ancora nella “fase dell’infanzia”, allo “stato nascente”, dove il cordone ombelicale con la storia precedente talvolta appare non reciso. Per crescere, occorre non dimenticare da dove veniamo ma andare oltre, ridefinendo gli obiettivi del nostro percorso, per rendere più lunga e più ampia la strada futura che vogliamo intraprendere, per consentire a molti altri di farla insieme con noi.
NON POSSIAMO PERMETTERCI IL LUSSO DI PERDERE MALE ALLE PROSSIME TORNATE ELETTORALI, da quelle Comunali alle nazionali, perché comprometterebbe la sopravvivenza del progetto nato con il PD e ricaccerebbe per molto tempo il centro-sinistra all’opposizione. Dopo il 33,4% nazionale delle ultime politiche (che, comunque, non è stato sufficiente a vincere, e che dalle nostre parti ha avuto risultati inferiori) ed il progressivo calo delle successive, anche in provincia, perdere nuovamente con voti in calo rischierebbe di diffondere sfiducia e stanchezza, anche nella nostra base e negli attivisti, compromettendo le energie necessarie per rilanciare l’attività e ridando vigore alle tendenze, mai sopite, di percorrere altre vie.

 

A livello provinciale, le previsioni di fine maggio (di una “partenza lenta” del dibattito interno e di una “accelerazione” concentrata nell’ultimo mese pre-Congressi) appaiono confermate dal “movimento” in quest’ultimo periodo di prese di posizione di molti esponenti del Partito in provincia (anche vista la “fluidità” del dibattito nazionale).
Dal confronto tra gli iscritti del nostro Circolo nell’ultimo periodo sono emerse molte considerazioni. Punto di partenza è la banale constatazione, guardando i dati reali, che non siamo auto-sufficienti e che con qualcuno dobbiamo verificare se esistono possibili alleanze, se vogliamo proporci come Partito maggioritario, con l’ambizione di governare i processi di cambiamento in atto, a tutti i livelli, diversamente da come le controparti politiche stanno facendo. Abbiamo bisogno che altri condividano le nostre proposte politiche (a partire dai livelli comunali), se vogliamo che possano realizzarsi, ma tali proposte devono sempre essere riconoscibili per le loro connotazioni riformiste ed innovative.
Cosa ci aspettiamo dalla futura Segreteria provinciale? Certo unitarietà d’intenti, attenzione a tutto il territorio (con sempre più frequenti presenze in periferia, nei Circoli, conoscendo le peculiarità locali, aiutando lo sviluppo dell’attività nelle zone più difficile, supportando le iniziative locali – anche nella comunicazione -, in particolare quando vi siano scadenze amministrative, ..).
Per allargare i consensi e trovare le condizioni per alleanze ad ogni livello dobbiamo anche comunicare in modo diretto, comprensibile a tutti, con tutti i mezzi possibili. Occorre partire da poche idee, chiare, che contraddistinguano le posizioni del partito sulle tematiche che interessano ai cittadini, e su queste cercare il dialogo sul territorio con chi è disponibile, verificando dal confronto chiaro sui temi (senza confusioni rispetto alle differenze, che rimangono, con altri soggetti politici e sociali).
Non a tutti sono chiari i rapporti con i potenziali partner, specie a livello provinciale (anche tenendo conto che resta l’incognita del “terzo polo”), ma certo occorre fare chiarezza in fretta, iniziando a definire quali rapporti privilegiare (altrimenti, il rischio è di “tenere i piedi in tante scarpe .. e poi rimanere scalzi” ..). Resta quindi strategico, a tutti i livelli, COSA e COME comunicare in provincia, dentro e fuori il Partito, vicino e lontano.
Anche nei Comuni (dove le ideologie contano poco, specie nei centri minori, e prevalgono le persone – i candidati Sindaci e per le Giunte - e le liste civiche) ed a livello locale, fare accordi con forze antitetiche, solo per motivi di convenienza tattica, con forze e persone con le quali non si condivida alcun valore, risulterebbe difficile a molti della base. L’attenzione agli Enti Locali della nostra provincia, e la difesa della loro autonomia, oggi minacciata, possono essere uno dei punti di forza della nostra politica provinciale, nell’ottica seriamente federalista (tanto conclamata ma poco attuata dagli avversari, anche leghisti).
Occorre ripartire dai punti programmatici nazionali e regionali, anticipati ma ancora poco conosciuti e diffusi, su cui cercare confronto politico a partire da un nostro progetto, credibile e condivisibile, in pochi punti, che arrivi alla gente, che tocchi la vita quotidiana.
Forse, come linee politiche provinciali, occorre partire da quelle che dalle nostre parti sono discusse quotidianamente: economia (come salvaguardia e sviluppo sia del lavoro sia delle attività economiche), scuola (sia per i docenti sia per le famiglie), politiche sociali (di interesse cruciale per molti – giovani, donne, anziani, meno abili, .. -, specie a livello locale in periodi di crisi), ambiente (salvaguardia del territorio, acqua, rifiuti, ..), .., declinandole in modo diverso a seconda dei contesti.
Tornando alle alleanze possibili, secondo altri occorrerebbe essere un po’ “realisti”, considerando “quelli che prendono i voti qui” (a partire dalla Lega, l’unica in crescita). Certo non pare utile guardare in provincia a percorsi ed alleanze diverse da quelle nazionali, e non possiamo disgiungere il piano locale/provinciale da quello regionale/nazionale; ma, volenti o nolenti, in provincia e sui nostri territori con la Lega dobbiamo confrontarci quotidianamente (anche solo per marcare le differenze di ciò in cui crediamo e di come ci comportiamo, spesso diversamente).
Non possiamo sottovalutare chi vota la Lega (ultimamente sempre più seguita): perché non riusciamo ad intercettare quel consenso, a parlare a questa gente della nostra provincia? Comunque occorre attenzione all’evoluzione della Lega e di chi la vota, specie in provincia, dove sappiamo che non possiamo andare avanti da soli. Ma non è scontato che continui la crescita leghista (alcuni dei loro elettori si stanno ricredendo, ma la base elettorale resta loro fedele - “hanno le briglie come i cavalli ..” -).
Ma certo siamo alternativi nei valori in cui crediamo e che cerchiamo di affermare. Allearsi con forze politiche con cui non si abbiano valori comuni creerebbe comunque problemi a molti: occorre riempire di contenuti ogni accordo politico, ed anche sul territorio si costruiscono idee. Con la Lega (vista come reazionaria, avendo utilizzato le paure della gente per valori “bottegai”, rifiutato il “diverso”, ..) non pare ci siano le condizioni per costruire alleanze. Proprio perché dice di essere radicata sul territorio, occorre battere sul territorio queste idee e queste politiche. Non è solo una questione di numeri e di tattiche, ma anche di valori e di strategie di più lungo respiro: si devono cercare alleanze in base ad alcune idee condivise (e neppure sul Federalismo – anche se quello fiscale sappiamo avere un certo appeal dalle nostre parti - le nostre sono simili a quelle leghiste, tanto meno su convinzioni razziste - vd. il recente caso di Tradate - e separatiste). È comprensibile che, in un periodo di crisi diffusa, servano semplificazioni (che risultano naturali alla Lega ed ai conservatori, meno facili per chi si sforza di argomentare le scelte).
Certo nel partito ci vuole dialettica, a tutti i livelli, a partire dalla nostra provincia, dove vi saranno diverse posizioni ai Congressi, vari candidati, discussioni su linee politiche ed alleanze, ma dopo le quali non si deve rompere [Al contrario, l’obiettivo è costruire, tutti insieme, con un impegno diffuso, un partito più forte ed attrattivo, a partire dal nostro territorio, guadagnandosi il rispetto di compagni di viaggio e di avversari].
A livello provinciale, certo non possiamo chiuderci troppo su noi stessi: ora non possiamo andare da soli (come anche le situazioni locali dimostrano). Ma le alleanze possibili non sono solo quelle con le forze politiche ma, anzi, forse in un territorio come quello provinciale non sono meno importanti le ricerche di alleanze con tutti i soggetti più attivi e radicati del corpo sociale: Associazioni (di categoria, ambientaliste, dei consumatori, culturali, ..), Organizzazioni Sindacali, mondo Cooperativo, .. chiunque abbia qualcosa da dire, in risposta alle richieste condivisibili del territorio.

Non dimentichiamo che Varese è anche la provincia in cui è nata la Lega (e anche quella da cui sono venuti molti leader – che ora sono a Milano e Roma – e sono emerse molte delle energie di CL ..): pertanto, dalle nostre parti è molto più complicato fare politica ma, proprio per questi motivi, è dalla nostra provincia e dalla regione lombarda che possono venire soluzioni ed idee nuove per contrastare il leghismo ed il berlusconismo, che certo non lasceranno un paese migliore di come l’hanno trovato .. Ci attendiamo, quindi, dal rinnovamento dei vertici provinciali (ma anche dei coordinamenti territoriali) un nuovo impulso ed un cambio di marcia che rilanci in tempi brevi le prospettive di alternatività della nostra politica, a tutti i livelli, “smascherando” le ipocrisie degli avversari (a partire dalla Lega e dalla Pdl locale, in casa, facendo emergere le loro quotidiane contraddizioni).
Compito dei Circoli, in questo percorso di nuove sfide e di energie da profondere, sarà essere “antenne sul territorio”, presenti, in ascolto continuo delle esigenze peculiari che emergono, nello sforzo continuo di interpretarle, capirle e di tentare di darvi risposte politiche convincenti ed efficaci. In questo, il ruolo provinciale è cruciale, nel supporto che può dare dove maggiori sono le difficoltà ad essere visibili e presenti.

Occorre “cambiare il passo”, e in fretta ..

p. il Circolo PD di DAVERIO
Il PortaVoce (Coordinatore)
(Franco MARTINO)

Daverio - settembre 2010

 
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