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Notizie - Congresso
Scritto da Livio Frigoli ed altri   
Giovedì 23 Settembre 2010 14:34

 

PARTECIPAZIONE NEL CONFRONTO

Chiuso il circolo delle idee resta chiuso il circolo delle ricchezze
(Carlo Cattaneo)

 

 

1. Il punto di partenza

Siamo un gruppo di iscritti, di diversa provenienza culturale e territoriale, uniti dalla convinzione che il Partito Democratico costituisca una preziosa ed una grande opportunità per rinnovare la politica e migliorare il Paese. Le storie che ci hanno portato fin qui e con le quali siamo cresciuti hanno arricchito ciascuno di noi, ma rappresentano il passato e non possono più condizionare le nostre scelte. Ora bisogna andare oltre, guardare avanti. Bisogna disegnare il futuro. Noi affermiamo con forza che il PD deve essere il nuovo punto di partenza.

Affinché questo sia possibile è però necessario, anzi indispensabile, che le donne e gli uomini che si riconoscono nel PD sappiano riconoscere e condividere valori, strategie, progetti e regole di comportamento. Senza queste pre-condizioni nessuna organizzazione politica potrà mai incidere nella realtà sociale tanto più se questa organizzazione intende, come nel caso del PD, caratterizzarsi come forza riformatrice, estendere la partecipazione, ridare centralità alla Democrazia.

Il PD, più di ogni altro partito, ha nel suo DNA la convinzione che il sistema democratico non è una zavorra che appesantisce i processi e i tempi decisionali, ma rappresenta l’unico vero ambito in cui le forze vive e sane del Paese possano crescere, auto-alimentarsi e collaborare per promuovere innovazione, sviluppo, crescita e progresso.

Non siamo ingenui. Sappiamo bene che problemi ed obiettivi di questa portata devono necessariamente fare i conti con dinamiche nazionali ed internazionali sempre più complesse, e non possono certamente essere realizzati in ambiti ristretti, comunali o provinciali. Però sperimentare si può. Siamo convinti che l’imminente Congresso Provinciale possa creare le condizioni per promuovere dal basso esperienze positive e coerenti con obiettivi strategici di grande respiro.

Il primo grande auspicio che noi rivolgiamo al Congresso provinciale è proprio questo: costruire un partito che ponga l’autonomia al primo posto, rinunciando al ruolo di mera cinghia di trasmissione degli ordini centrali, dettati da logiche romane, puntando invece ad intercettare risorse, energie, disponibilità e voglia di fare veicolandole dentro progetti di rinnovamento e di crescita democratica.

Il PD che sogniamo per la nostra provincia è un PD “utile”: un partito che possa essere vissuto e guardato come un soggetto protagonista che riesca ad offrire ai cittadini del nostro territorio una opportunità di lavoro e di impegno concreto per valori e progetti che favoriscano l’inclusione sociale e moltiplichino le opportunità di crescita e di affermazione, sia individuale che collettiva.

Siamo convinti che sia importante avere in comune un preciso progetto ideale ed una identità forte su cui impostare le scelte concrete. Tale progetto si fonda sui valori della solidarietà, della non violenza, della partecipazione democratica e considera l’impegno politico non come gabbia ideologica o confessionale, bensì come riferimento importante, aperto al dialogo e alla collaborazione di tutti gli iscritti e di tutti i cittadini.

Siamo convinti che il Partito Democratico debba ritrovare slancio, ripensando i metodi di azione, comunicazione, progettazione e organizzazione politica. Ripartendo proprio dalla nostra provincia e dal Nord del paese, dove la narrazione del nostro partito non riesce a convincere gli elettori.

La sfida che ci attende nei prossimi anni ha infatti bisogno di un Partito Democratico diverso, dinamico, non chiuso in modo autoreferenziale su se stesso ma disposto e disponibile all’ascolto, agli stimoli ed ai contributi che giungono dall’esterno.

L’ottica di conservazione dell’esistente è miope e destinata ad esaurirsi. Successo, riconoscimento e conformità sono le parole d’ordine che spesso circolano anche all’interno del nostro partito, in cui molti sembrano aspirare all’anestetizzante sicurezza di essere identificati con la maggioranza. A dispetto di questa prevalente tendenza a conformarsi, noi in quanto uomini e donne del PD, abbiamo il mandato di non essere conformisti.

Per questo crediamo che questo Congresso non debba essere soltanto limitato a una liturgia per l’elezione degli organismi statutari. Soprattutto siamo convinti che un Congresso che si limitasse a sancire accordi privati e spartizioni tra gruppi non risolverebbe alcun problema del PD e lo relegherebbe ad un ruolo ancora più marginale.

Non sono in discussione gli uomini, ma i metodi e le idee. E’ chiaro che se vogliamo rinnovare il Paese dobbiamo anche valutare come necessario di “dare il buon esempio” pensando a rinnovare soprattutto noi stessi abbandonando l’idea che esistono uomini per tutte le stagioni. Ma se impostassimo il ragionamento solo su un ricambio nominalistico non aiuteremmo in alcun modo il PD a svolgere il ruolo che gli compete. Noi vogliamo e dobbiamo invece impegnarci perché il Congresso sia una occasione veramente nuova per sperimentare, contaminare esperienze, arrivare a sintesi innovative.

Da queste convinzioni siamo partiti per elaborare questo documento avendo come scopo quello di fornire spunti ed idee a chi governerà il Partito nei prossimi anni ma anche a chi, pur non avendo ruolo di responsabilità, sceglierà di impegnarsi e di collaborare per fare del PD un soggetto realmente nuovo e capace di diventare protagonista e interlocutore per la costruzione del futuro della nostra Provincia. Su tale documento, sulle nostre idee chiediamo la collaborazione di tutti.

 

2. Sul Partito

La nostra attenzione si concentra innanzitutto sul Partito. Le nostre riflessioni esulano da personalismi e da posizioni individuali e non si configurano nemmeno come una sterile critica a quanto è stato fatto.

Noi vogliamo guardare avanti. In questa ottica il primo punto riguarda il terreno culturale. In molti circoli ancora oggi prevalgono gestioni personalistiche ed oligarchiche dettate da vecchie e da nuove appartenenze. Alla vecchia divisione tra DS e Margherita si sono ultimamente aggiunte le differenzazioni tra le mozioni che undici mesi fa hanno portato all’elezione Bersani. Undici mesi fa… storia! Noi crediamo che si debba andare oltre le vecchie e le nuove divisioni.

Noi pensiamo che le differenze siano il sale della Democrazia ma solo se queste differenze nascono da idee e contenuti non già dalle casacche indossate o, peggio ancora, dalle appartenenze a fazioni interne capeggiate da questo o quel capo-cordata.

All’esclusione dobbiamo avere sempre il coraggio di preferire l’inclusione. Abbiamo bisogno di liberare energie, di creare sinergie con il territorio non di chiuderci e conservare. E’ tempo di abbattere i muri e di costruire ponti!

Noi pensiamo che all’interno del Partito si debba dire un secco no ai doppi e tripli incarichi. Questo per un discorso etico e di opportunità. Fare questa scelta inequivocabile significa infatti aumentare lo spazio della partecipazione, ampliare il circolo delle idee e delle ricchezze. Lavorare con serietà significa saper distinguere tra incarichi politici e amministrativi, e far valere i criteri di incompatibilità là dove previsti dallo statuto.

Noi pensiamo che il partito provinciale debba iniziare la sua riscossa partendo dai circoli e valorizzando i circoli. Il segretario provinciale dovrebbe essere una figura capace di girare per il territorio, ascoltando, mediando, dando voce alle diverse specificità e alle differenti problematiche della Provincia. Non sono i problemi che devono andare da lui, è lui che deve vedere i problemi. Egli dovrà affiancarsi al lavoro dei circoli, garantendone l’autonomia economica ed organizzativa, supportando le realtà dinamiche che lavorano bene, aiutando chi incontra difficoltà e stimolando chi rimane indietro.

Noi siamo per un partito snello, con poche cariche e concepito a rete. Non vogliamo tanti generali. Abbiamo bisogno di una organizzazione efficace ed efficiente. Non ci sono posti da spartire. C’è lavoro da fare.

Noi siamo per difendere sempre le primarie. Le primarie sono nel nostro DNA e dobbiamo usarle sia per le candidature amministrative, sia su quelle politiche, sia per i ruoli di responsabilità all’interno del partito.

Noi siamo per introdurre criteri di valutazione trasparenti della classe politica. Si devono misurare i risultati, non intesi soltanto come vittoria o sconfitta ma anche come verifica di un progetto politico.

Noi siamo per una organizzazione di Partito aperta. Organizzazione aperta in quanto disponibile a inventare e incentivare formule di partecipazione dinamiche; aperta perché trasparente per gli iscritti e i cittadini, sui metodi e sulle scelte in una società che cambia; aperta perché in tensione verso un miglioramento continuo; aperta all’accoglienza di nuove culture e sensibilità che affiancano la cultura del partito; aperta a nuove strade, trasparenti e partecipate, di finanziamento, pubblico e privato, alle tecnologie ed in generale all’innovazione.

Noi siamo per valorizzare il merito e le competenze, a prescindere dalle appartenenze. Non siamo interessati da dove uno arriva ma dove vuole andare. E come. In quest’ottica vanno ripensate la formazione e l’aggiornamento. Oggi siamo nella società della conoscenza. E’ in quella direzione che bisogna investire.

 

3. Per una proposta politica esterna

Un partito rinnovato e moderno a nostro avviso deve avere delle precise caratteristiche. Una identità chiara che non può variare a seconda delle alleanze. Noi siamo il PD. Abbiamo una identità. Con questa debbono fare i conti gli altri e seguirci nella proposta politica. Non dobbiamo essere noi a rincorrere incessantemente gli altri.

Identità vuol dire progetto, vuol dire comunicazione. Ecco allora che noi siamo un partito per l’alternativa al centro-destra e più in generale alla cultura di maggioranza dominante.

E la nostra alternativa si basa su pochi punti chiari.

Vogliamo essere un partito partecipato e federale. Rifiutiamo ogni tentazione di costruire un Partito del Nord. Partito federale significa attenzione alle specificità dei diversi territori, alla loro storia, alle loro tradizioni. Nel solco di valori irrinunciabili ogni territorio fa parte di un soggetto più ampio. Ma con le sue peculiarità.

Dobbiamo essere alternativi alla Lega Nord. Non ci possono essere dubbi. Il confronto con la Lega deve essere schietto e leale. Ma nostro compito è far risaltare tutte le incoerenze e le differenze profonde che ci dividono dalla Lega. Non esorcizzando i suoi elettori, ma trovando strade capaci di narrare loro un percorso alternativo, fatto di concretezza e di coerenza.

Dobbiamo portare uno stile nuovo in politica. Uno stile che riscopre il dialogo, il confronto e che ha al centro il rispetto delle persone e delle differenti posizioni politiche. All’interno e all’esterno del partito. Ce lo chiede il Paese, ce lo impone il difficile momento storico. Dobbiamo unire, valorizzando le differenze. Non cercare scontri.

Vogliamo un partito moderato e riformista, ma non subalterno e remissivo. Vogliamo un partito capace di radicalità, non di radicalismi.

Vogliamo un partito capace di indignarsi; indisponibile a subordinare le denunce di fatti e misfatti dell’attuale maggioranza a miseri calcoli elettoralistici sulla “conquista del centro”. Stare in silenzio di fronte allo scempio della Costituzione e delle più elementari norme di convivenza politica non significa essere moderati, ma conniventi e subalterni a forze politiche i cui obiettivi sono o, almeno, dovrebbero essere lontani anni-luce dai nostri.

Vogliamo insomma un Partito forte, autonomo, determinato, convinto delle proprie decisioni, orgoglioso della propria storia, indisponibile a sacrificare le proprie proposte sull’altare dei tatticismi e di interessi strumentali alla mera conservazione del potere o degli incarichi.

Vogliamo un partito capace di rischiare, vogliamo un partito che faccia della passione e del ragionamento un binomio indissolubile. Un partito al servizio dei cittadini. Il Buon Governo, il Bene Comune sono l’obiettivo: tutto il resto è nulla.

 

4. Costruire consenso su obiettivi razionalmente comprensibili

Siamo convinti che l’agenda del Segretario Provinciale deve contenere pochi temi chiari su cui lavorare, in accordo e in sinergia con i circoli e in costante confronto con la società civile, le istituzioni e le categorie.

In passato troppe volte ci si è limitati a gestire problemi di varia natura con qualche riunione o, al massimo, con qualche comunicato stampa. Noi invece pensiamo che lavorare su un tema richieda studio, conoscenza e ascolto. Poi comunicazione. Serve a questo proposito capacità di produrre iniziative efficaci, differenziando i linguaggi sfruttando la pluralità dei mezzi di comunicazione e di azione, diffondendo le proprie idee nelle piazze, nelle case, nelle aziende. E raggiungendo i giovani, nei luoghi di incontro reali. E virtuali. Dobbiamo conoscere il mondo dei giovani per parlare con loro.

Occorre dunque scegliere pochi temi. Scegliere significa anche rinunciare. E bisogna avere il coraggio di rinunciare alla presenza politica su temi anche di grande dignità e valore ma che se presidiati disperderebbero le energie. L’obiettivo fondamentale è a nostro avviso quello di consentire ai cittadini/elettori di identificare il PD con le iniziative che esso promuove e di permettere loro di misurare la nostra coerenza e la nostra efficacia.

Oggi qualcuno sostiene che è possibile parlare solo all’interno di circoli omogenei dal punto di vista del ceto, della tendenza politica, della confessionalità, della provenienza etnica.

Noi crediamo che questa posizione vada superata. I diversi temi interessano tutti. Laicità significa credere che fra gli uomini è più quello che li unisce di quanto li divide. In questo senso il PD deve essere un partito laico.

Sui temi specifici, noi non vogliamo entrare. Saranno i circoli a suggerire ed il Provinciale a far sintesi. Ma è certo che il tema del lavoro, affrontato nella sua complessità e globalità, non potrà non essere al centro della nostra attenzione.

Si tratta di costruire una agenda minima. Non dobbiamo cercare il libro dei desideri, vogliamo una visione. Una visione capace di immaginare nella complessità il futuro delle differenti aree del nostro territorio.

 

5. L’Orizzonte

Noi dobbiamo fare una scelta. Una scelta non di uomini, o non soltanto. Si tratta di una scelta di metodo e di visione. Continueremo a marciare al rullo del tamburo del conformismo e della scuderia oppure sapremo ascoltare un suono nuovo, più lontano? Marceremo secondo la musica dell’opportunità o sapremo danzare la musica del nostro tempo, del rinnovamento?

Come non mai oggi siamo sfidati da questo dilemma. Noi vogliamo alzare la mano e dire che il re è nudo. Non dobbiamo più credere di indossare eleganti vestiti. Non è così. Il partito provinciale oggi è nudo.

A noi non interessano poltrone. Non ci interessano discussioni nominalistiche sul nome, l’età, il sesso o il curriculum del futuro segretario. Vogliamo invece che le donne e gli uomini del PD possano confrontarsi e anche differenziarsi su idee, progetti, contenuti condividendo lealmente, pur nella differenza, un comune progetto di rinnovamento del Paese e della politica.

Da qui, dalla Provincia di Varese, Lombardia, noi chiediamo che venga dato un forte segnale di discontinuità a tutto il Partito. Da qui, dove è nata la Lega e da dove Formigoni dice che non vinceremo mai. Da qui, dove si lavora ma non si spera. Da qui, dove a cinque giorni dalla presentazione delle liste tutto tace ed i giochi sul nostro futuro sono ancora appannaggio di pochi. Noi non vogliamo sopravvivere e difenderci. Noi vogliamo proporre ai cittadini del territorio una visione credibile e condivisibile, pragmatica e ricca di valori alternativa a quella del Centro destra e della Lega. Vogliamo far capire che la nostra narrazione è ragionevole. Noi vogliamo vincere!

 

Il documento è già stato sottoscritto da:
Greta Achini (circolo di Malnate) - Maria Angela Bara (Circolo Besozzo-Sangiano) - Sara Battistini (circolo di Saronno) - Natalino Bianchi (circolo di Varese 3) - Giacomo Buonanno (circolo di Lonate Pozzolo e Vizzola Ticino) - Leonardo Calzeroni (circolo di Saronno) - Ilaria Ceriani (circolo di Samarate) - Andrea Civati (circolo di Varese 4) - Simone De Clementi (circolo di Varese 2) - Riccardo Demaria (circolo di Castellanza) - Sandro Di Gregorio (circolo di Cittiglio) - Livio Frigoli (circolo di Castellanza) - Daniela Giussani (circolo di Cassano Magnago) - Giovanni Macchi (circolo di Varese 1) - Manolo Marzaro (circolo di Cittiglio) - Nadia Rosa (circolo di Lonate Pozzolo e Vizzola Ticino) - Mauro Sarzi Amadè (circolo di Varese 1)

 

 
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