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Frontalieri: "No alla retrocessione fiscale" PDF Stampa E-mail
Lunedì 08 Agosto 2011 15:58


Il Pd fa il punto sulla querelle.
Il deputato Franco Narducci: "Bisogna svelenire il clima"

Induno Olona (Va), 6 agosto 2011 - Le tensioni tra Italia e Svizzera e le ricadute che esse hanno sui nostri lavoratori frontalieri e sulle amministrazioni locali del territorio, che potrebbero essere penalizzate dal blocco parziale dei ristorni, sono stati argomento di una tavola rotonda promossa dal Partito Democratico della Valceresio. Se n'è parlato ieri sera ad Induno Olona con l'onorevole Franco Narducci, vicepresidente della Commisione Affari esteri e comunitari della Camera, da oltre 40 anni in Svizzera ed eletto in Parlamento nella ripartizione Europa. E' stato primo firmatario di una mozione presentata lo scorso aprile per chiedere al Governo di riallacciare i rapporti con la Confederazione, a tutela degli interessi italiani. «E' necessario svelenire un clima - ha detto Narducci - che da almeno tre anni ha incrinato i consolidati rapporti di amicizia tra i due Paesi. Dobbiamo farlo perché la Svizzera è un importante partner commerciale ed anche per i nostri lavoratori frontalieri. Non si può precludere una trattativa come è stato fatto a partire dalla questione dello scudo fiscale, dobbiamo invece sederci ad un tavolo con le autorità elvetiche e far valere le nostre ragioni. Lo abbiamo chiesto al Governo con la mozione approvata in giugno, ma purtroppo le trattative avviate si sono arenate anche per la crisi. Impensabile ridurre al 12,5% i ristorni. Perdere la battaglia sulla retrocessione fiscale sarebbe grave in un momento in cui i Comuni sono già in serie difficoltà. Debbono poi cessare le campagne xenofobe, peraltro condannate anche da forze politiche e sindacali svizzere».
Fabio Zagari, segretario Pd di Arcisate, aprendo l'incontro, ha detto che il partito in valle s'è fatto carico dei problemi dei frontalieri e c'è preoccupazione per le ricadute sui bilanci dei nostri Comuni del blocco parziale dei ristorni, contro il quale è in corso una raccolta di firme.
Per Mario Bertana, indunese ed amministratore locale, ma anche frontaliere e presidente del sindacato Unia in Canton Ticino, la situazione creatasi rende la vita dei frontalieri sempre più difficile, ma può essere l'occasione per discutere non solo di ristorni, ma di tutte le questioni che riguardano i lavoratori italiani in Svizzera. «Tra l'altro - dice Bertana - c'è la questione del fondo Inps per la disoccupazione che potrebbe non essere sufficiente in caso il franco forte determinasse una situazione di crisi».
Su tali questioni sono intervenuti anche i responsabili per i frontalieri della Cgil Varese, Paolo Lenna, e della Cisl, Osvaldo Caro, che chiede interventi per sanare alcune ingiustizie ed invita i Comuni a destinare i ristorni a servizi per i frontalieri.
Luca Gaffuri, capo gruppo Pd in Consiglio regionale, ha detto che da anni il suo partito ha tenuto desta l'attenzìone in quella sede sui ristorni ed i frontalieri, mentre sul territorio ha risposto alle campagne xenofobe cercando di far comprendere il contributo dei lavoratori italiani per l'economia del Canton Ticino.
Ed il consigliere regionale Stefano Tosi ha sottolineato la necessità di un confronto per aggiornare le regole, lamentando come la Lega Nord e quella dei Ticinesi abbiano voluto fare campagna elettorale su questi problemi.
All'incontro, condotto da Paolo Bano, erano presenti i sindaci di Induno, Maria Angela Bianchi, e di Bisuschio, Silvano Pisani.

 

 
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