Parla Andrea Orlando, responsabile nazionale Giustizia del Partito democratico. "Il Nord è insoddisfatto e il carniere della Lega è vuoto"
VARESE - Conviene rispettare le regole, dalla presentazione di una lista per le elezioni, alla partecipazione alle udienze di un processo fino alla trasparenza nell'affidamento degli appalti? Oppure queste regole riflettono una burocrazia che rallenta le dinamiche di sviluppo del Paese?
Andrea Orlando, ligure, responsabile nazionale Giustizia del Partito democratico, sale in terra lombarda e varesina in una giornata di grande tensione. La lista elettorale di Formigoni che rischia di venire esclusa per questioni formali e a Milano i giudici del processo Mediaset che non riconoscono il legittimo impedimento del premier Berlusconi (impegnato in un consiglio dei ministri) e vanno avanti con le udienze. «Scendiamo nel concreto - dice Orlando -. La crisi, economica che tutti stiamo subendo è il frutto della violazione delle regole da parte di grandi centrali economiche. Rispettare le regole conviene sempre a tutti».
Ma per stare sul concreto, lei giudica possibile che in Lombardia si possa andare a una competizione elettorale senza la più importante forza politica che governa da 15 anni? «Se sia possibile o meno lo decideranno i giudici. Noi speriamo che le irregolarità non siano tali da escludere il Pdl dalle elezioni. Ma deve essere chiaro a tutti che la democrazia è anche forma. E comunque mi sembra che la vicenda lombarda, che segue quella del Lazio e un'altra analoga a Savona, metta a nudo un malessere profondo nelle fila del Pdl, perché c'è un tempo per trattative interne su chi mettere in lista o meno e un tempo per i passaggi tecnici. Il presunto mancato adempimento di questi ultimi indica uno sfilacciamento in quel partito».
Tuttavia, la politica di Formigoni, col suo modello lombardo, riscuote un vasto e duraturo consenso. «In realtà noi registriamo delusione in questa parte del Nord, tanto che i sondaggi indicano una forte propensione all'astensione anche tra le fila del centrodestra. E poi il "modello lombardo" non affronta nodi cruciali: dalle infrastrutture insufficienti, con il conseguente collasso della mobilità, allo svuotamento di Malpensa».
Pochi giorni fa è stata messa la prima pietra della Pedemontana, un'infrastruttura attesa da decenni. «Ma finanziata dal governo Prodi come anche la linea ferroviaria Arcisate-Stabio. Invece mancano i fondi per l'Expo e per il secondo lotto delle tangenziali di Varese e Como. E poi in questa terra leghista, che dire del federalismo fiscale, cavallo di battaglia della Lega. Chi si è messo di traverso finora non siamo stati noi del Pd, ma settori del Pdl. Inoltre in questi mesi abbiamo assistito a manovre di centralizzazione del potere, come nel caso della Protezione civile Spa, con l'esaltazione della fase emergenziale. Anche il carniere della Lega è vuoto».
Lei parla di regole. Ma proprio oggi Berlusconi era impegnato in un consiglio dei ministri dove si approvavano regole importanti, il decreto anticorruzione. Non bastava per giustificare l'impedimento a partecipare al processo Mediaset a Milano? «Faccio io una domanda: è credibile un presidente del Consiglio che si fa paladino dell'anticorruzione e si rifiuta di andare a un processo di corruzione? Senza contare che la nuova legge sul legittimo impedimento, già approvata da un ramo del Parlamento, allarga a dismisura la casistica e affida ai ministri convocati dal premier l'attestazione sul suo impedimento. E' come se a scuola si lasciasse ai bambini la possibilità di giustificare le assenze».
Come dire, questione di etica o di morale? «C'è bisogno di recuperare la morale senza cadere nel moralismo. Recuperare l'etica pubblica conviene a tutti, perché i Paesi con maggiore etica non sono certo i più poveri».
Ma anche dalle vostre parti l'etica pubblica a volte è un optional, come nel caso dell'ex sindaco di Bologna accusato di spendere soldi, pubblici per trascorrere weekend con la segretaria. «In tema di corruzione noi non crediamo a una diversità antropologica degli uni rispetto agli altri. Ma rivendichiamo un diverso trattamento politico della questione. L'ex sindaco di Bologna è appunto un "ex" perché si è dimesso. La politica dovrebbe far pulizia prima che intervengano i giudici. Qui invece certa politica, quando arrivano i giudici, grida al complotto. Così in Parlamento, ad esempio, abbiamo un tal Cosentino che se fosse un cittadino comune sarebbe in prigione, invece presiede il Cipe, l'organo che distribuisce risorse pubbliche per le infrastrutture. Più in generale, un'economia avvelenata da infiltrazioni criminali compromette la possibilità di uno sviluppo di lungo periodo, con perdita di ricchezza e occupazione. Chiediamoci perché la Calabria, che ospita l'organizzazione criminale più potente e ricca del mondo, sia una regione tanto povera e depressa. E allora, cosa conviene?»
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