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Essere giovani e cercare un lavoro

Annunci sui giornali, in biblioteca, bigliettini attaccati ai semafori e addirittura sui muri dei bagni pubblici… Questo è giusto un input per capire il lavoro dalla prospettiva di un giovane. Per non parlare poi dei lavoretti nei call-center a 500 euro al mese!! E mi vengono i brividi quando penso all’esperienza di ragazzi laureati col massimo dei voti che non riescono a trovare lavoro!!! Come giovane avverto un grande senso di insicurezza di fronte a un precariato che non offre altro che precarietà. Sembra un gioco di parole, lo so. È vero però che se non hai un lavoro stabile non puoi fare progetti, non puoi permetterti di realizzare i tuoi sogni perché pensi che potresti ritrovarti disoccupato dalla sera alla mattina. Venendo meno la stabilità economica, che è la base per poter pensare un futuro, non è possibile fare discorsi più astratti, che esulano dalla necessità materiale. Qualcuno mi dirà pure che sono una sognatrice, un’idealista, una filosofa, un’illusa… e chi più ne ha più ne metta, accetto ogni tipo di critica. Però una cosa è certa: in assenza dei requisiti in primo luogo materiali come il lavoro, non puoi permetterti altro che la disperazione e niente più.

Che cos’è l’uomo se non anche idea, che è frutto di pensiero astratto, possibile da realizzare solo se disponiamo prima dei requisiti materiali che ci consentono di sopravvivere? Dato che sono in vena, mi permetto di fare una nota sul filosofo greco Epicuro, secondo il quale esistono tre tipi di bisogni: 1) naturali e necessari; 2) naturali e non necessari; 3) non naturali e non necessari. Ebbene, il lavoro, ancor prima di essere realizzazione personale dell’individuo, è un qualcosa di primario, in quanto consente il soddisfacimento dei bisogni naturali e necessari. E se non hai il lavoro come fai? Ti attacchi! Ma non puoi. E allora cosa fai? Cerchi di arrabattarti correndo a destra e a manca in cerca di tutti i colloqui possibili e immaginabili, ringraziando il cielo se ti fanno un contratto trimestrale! Per poi correre dopo tre mesi alla ricerca di un altro posto da Co.co.co e coccodé… Insomma! Allucinante! Generazione stakhanovista di persone che tentano di resistere alle intemperie dell’instabilità vivendo alla giornata. Ed è a questo proposito che ribadisco che per noi giovani si prospetta la difficoltà di sognare, se siamo di continuo alle prese coi problemi dettati dal dilemma di come soddisfare le incessanti necessità immediate. Se dovessi invece iniziare a parlare degli stipendi, penso che finirei di scrivere questi pensieri domani mattina! Vorrei zittirmi, ma è più forte di me affermare, purtroppo, che persino coppie di lavoratori con posto fisso (due stipendi!) fanno fatica a tirare fino alla fine del mese, attendendo la manna del 27 senza più nulla da parte già da un po’!

Reagiamo alla crisi con una carica di energia positiva, che possiamo trovare solo pensando che prima o poi passerà. Qualcuno diceva che l’ottimismo è il profumo della vita, anche se so che non è facile. Nessuno di noi è il Super-uomo nietzschiano, capace di accettare in maniera entusiasta la vita come essa si presenta, in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi. Però, a fronte di tutto, non mi sento neanche di ammettere che non ci resta che piangere! Se una meritocrazia esiste da qualche parte, dobbiamo batterci affinché sia questa la nostra fonte di speranza, insieme alla coscienza di far bene il nostro lavoro.


Francesca Ventura

 
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