Intervento alla Camera dell'0n.Daniele Marantelli sul sistema aeroportuale nazionale
Roma - 5 dicembre 2011

Signor Presidente, con questa mozione il Partito Democratico intende avanzare al Governo alcune idee per rilanciare il ruolo della più moderna modalità di trasporto di persone e merci: il trasporto aereo. La strategia per realizzare in Italia un sistema aeroportuale sostenibile che è una delle leve per superare la crisi economica e favorire la centralità del nostro Paese nei commerci, nelle culture internazionali non può che essere decisa dal Governo.
Aver abdicato a questo ruolo affidando storicamente ad Alitalia la decisione più importante non si è rivelata una scelta saggia. È necessario cambiare passo perché è il mondo che è cambiato e cambierà con ritmi e modalità straordinarie. Penso che noi dobbiamo esaminare questi cambiamenti con umiltà e freddezza. Negli ultimi vent'anni la ricchezza nel mondo è triplicata, gli scambi commerciali sono aumentati di venti volte e il rapporto tra economia e finanza è cresciuto di ottanta volte. La prima onda lunga della globalizzazione avviata dalla libera circolazione dei capitali ha cambiato radicalmente diritti umani, sfruttamento del suolo e delle acque e valore del lavoro. Molti di noi si chiedono ormai se globalizzazione economica, democrazia politica e diritti delle persone siano conciliabili tra loro. Con umiltà dobbiamo constatare che siamo però di fronte ad una crisi soprattutto dell'Occidente e non c'è rassegnazione in questa valutazione. Dobbiamo realisticamente considerare che i nuovi protagonisti fuori dall'Europa e in altri continenti influenzano le decisioni più importanti del nostro futuro. Ma proprio partendo da tale consapevolezza riteniamo che l'Italia, un grande Paese dalle straordinarie qualità ambientali, culturali, produttive, paesaggistiche, possa rilanciare il proprio ruolo e quello dell'Europa nello scenario internazionale. L'Italia deve tornare a crescere e per farlo ha bisogno di infrastrutture materiali e immateriali, ha bisogno di un moderno, efficiente e razionale sistema aeroportuale. Le istituzioni, a partire dal Governo, debbono però assumersi responsabilità dirette superando colpevoli ritardi. Mi chiedo: può uno dei dieci Paesi più ricchi del mondo esser privo di un piano nazionale della rete aeroportuale? Non può, eppure è così. Su affidamento del Ministero dei trasporti e di ENAC si è giunti alla definizione delle linee guida per il piano nazionale degli aeroporti. Noi con questa mozione chiediamo al Ministro delle infrastrutture di individuare gli scali principali su cui concentrare risorse pubbliche e private disponibili. La parcellizzazione degli aeroporti non è un fattore di modernità. In Italia esistono 47 aeroporti commerciali con voli di linea, di questi solo i primi venti assorbono il 94 per cento della domanda dei passeggeri e solo sette, con un traffico di passeggeri superiore a cinque milioni all'anno, soddisfano il 70 per cento dell'intero traffico nazionale. Pag. 38 Questi dati condannano quanti, al riparo di parole e fatti che, come liberalizzazione e federalismo, hanno dato vita a palesi operazioni clientelari che hanno danneggiato la qualità dei servizi e lo sviluppo dell'intero settore. Oggi nel mondo è ormai superato il concetto di hub, ma come non ricordare la lunga sterile discussione che ha opposto i fautori dell'hub di Fiumicino contro quello di Malpensa? Con il risultato che oggi la maggioranza dei passeggeri italiani che si recano all'estero non parte né da Fiumicino né da Malpensa. Malpensa è il più grande aeroporto internazionale del Nord. Si estende per oltre 12 chilometri quadrati e, pur in presenza di evidenti difficoltà, nel 2010 ha visto 190 mila movimenti aerei. In un momento di crisi economica e occupazionale è bene ricordare che il trasporto aereo rappresenta uno dei settori con i più alti valori di moltiplicatore in termini di effetti diretti, indiretti ed indotti. Ciò tanto più vale per un territorio con alti tassi di internazionalizzazione come quello della cosiddetta area di Malpensa, dove si colloca il 23 per cento della popolazione italiana con redditi pro capite e propensione al volo piuttosto alti, oltre un quinto delle imprese nazionali, più della metà delle imprese multinazionali italiane e quattro quinti degli investimenti diretti esteri in Italia, il 26,4 per cento del PIL italiano e circa un terzo del valore delle attività di import-export del Paese. Su Malpensa ritardi ed errori sono stati compiuti dai Governi nazionali, ma sarebbe poco serio aggirare le responsabilità politiche (e non solo) lombarde. Il Governo Prodi inaugura l'hub il 25 ottobre 1998. È solo nel marzo 1999 che la regione Lombardia approva la legge su Malpensa. Nel marzo 1999 il Governo D'Alema destina oltre 5 mila miliardi di lire per l'accessibilità. Sarà solo a fine marzo 2008 che si inaugurerà il collegamento fra lo scalo e l'autostrada Milano-Torino. L'11 settembre 2001 l'attacco alle torri gemelle colpisce pesantemente il trasporto aereo in tutto il mondo. Nei mesi successivi la giunta Formigoni avanzò nel PRS la proposta di realizzare a Montichiari (Brescia) il secondo hub della Lombardia, proposta a dir poco surreale, che i leghisti ricorderanno bene perché di quella giunta facevano parte. La comprensibile ostilità dei grandi vettori europei verso Malpensa trovò fortissimi alleati in tutti coloro che, a partire dal comune di Milano, erano contrarissimi a rivedere il ruolo di Linate. Questi i fatti; la deformazione dei fatti non aiuta a comprendere la realtà e soprattutto a risolvere i problemi. Non posso nascondere una certa invidia per l'efficacissimo slogan utilizzato dalla Lega nella propaganda elettorale delle politiche del 2008 per deformare le posizioni del centrosinistra: «per salvare il carrozzone romano - diceva - si colpisce il Nord». Eppure dal 2001 al 2007 la Lega era stata al Governo. Nel 2004 Alitalia perse 500 milioni di euro, nel 2005 la perdita sfondò gli 800. Il Governo privatizzò? Non mi risulta. Ricapitalizzò l'azienda con un miliardo di euro, però priva di un convincente piano industriale, soggetta alla concorrenza dei grandi vettori europei e all'aggressività delle compagnie low cost, Alitalia bruciò rapidamente quelle enormi risorse pubbliche. Dal 2008, vinte le elezioni, il Governo ha sostanzialmente lasciato l'aeroporto di Malpensa al suo destino, con buona pace del collega Reguzzoni, che nel 2008 mandò al voto anticipato la provincia di Varese, di cui era presidente, per venire a Roma da deputato a salvare appunto Malpensa. L'ambizione grande è stata inversamente proporzionale ai risultati raggiunti. Quel che non sono mancati sono stati i proclami: «al Nord non abbiamo bisogno di Alitalia», «faremo da soli», «Lufthansa salverà Malpensa». Questo ritornello è continuato addirittura incomprensibilmente sino alle recenti elezioni amministrative di Milano. Ad ottobre, come si sa, Lufthansa se ne è andata, idem per Air France. Io penso che con la sua mozione la Lega, che chiede al Governo di procedere senza indugi sui Pag. 39diritti di quinta libertà relativi a Singapore Airlines, non finisce di stupirci. Ma in questi anni al Governo che ci stava a fare? È stata in letargo? Ecco, spero che il tempo degli slogan lasci il posto a quello di un sano realismo. Sarebbe ingiusto sottovalutare gli sforzi che si erano compiuti per attrarre nuovi investitori nell'aeroporto, sforzi in qualche caso premiati. Sarebbe però sbagliato trascurare le numerose crisi che hanno colpito le attività dirette e indirette del sistema aeroportuale lombardo, determinando serissimi problemi occupazionali. Il Governo uscente lascia in eredità una patata tanto bollente quanto prevista. L'Antitrust ha aperto un'istruttoria per accertare se vi siano posizioni dominanti sulla Linate-Fiumicino. Mi risulta che nella lista dei collegamenti oggetto di ispezione non ci sia Linate-Parigi Charles de Gaulle. Sicuramente ci sono gli slot; sono quelli che attraverso cinque sigle, aggirando il «decreto Bersani» permettono ad AZ di operare ben 35 voli quotidiani tra il Forlanini e la Capitale, tutte frequenze che possono essere girate su altre rotte. Il «decreto Bersani» permette al massimo due voli quotidiani a compagnia da Linate, ma in code sharing con Air France e facendo leva su quelle cinque sigle che sono (Alitalia, Italia Express, la scomparsa Volare, Air One e Air One City Liner) Alitalia ne opera dodici verso Parigi. Anche KLM a marzo se ne andrà. Allora, è chiaro che, contando sul ponte offerto da Linate, si stanno progressivamente spostando passeggeri da tutta Italia, grazie al federaggio, su Parigi. Tutto ciò colpisce al cuore il traffico pregiato non solo di Malpensa, ma dell'intero Paese. Credo che, con tanti saluti agli investimenti fatti e al libero mercato, di questo noi dobbiamo occuparci. Abbiamo ritenuto di dare un taglio fortemente propositivo alla nostra mozione. È necessario un chiarimento, sì, sui cosiddetti diritti di «quinta libertà» alla luce della richiesta di Singapore Airlines di operare su Malpensa. Chiediamo al Governo di valutare puntualmente i pro e i contro dell'operazione. Chiediamo di definire un piano nazionale della rete aeroportuale, a partire da Fiumicino e Malpensa, che ad oggi non c'è. Milano nel 2015 ospiterà l'Expo, una formidabile occasione che l'Italia non può sprecare. È stato un errore tagliare tratte che collegavano Milano con importanti realtà internazionali. Il rilancio di Malpensa - voglio dirlo con chiarezza - deve essere accompagnato, realizzando la valutazione ambientale strategica, la VAS. È necessario completare l'accessibilità ferroviaria e stradale prevista. Il Partito Democratico ritiene che le opere, che si devono realizzare con procedure trasparenti, partecipate, rispettando l'ambiente, debbano essere realizzate in tutta Italia, in tutto il Paese. Del resto, è ciò che si fa normalmente in Europa. E noi non siamo quelli del «no». Nella passata legislatura, del resto, è stato il Governo Prodi a finanziare l'opera ferroviaria che collegherà Malpensa con la città di Varese e Lugano e, con essa, il cuore dell'Europa. È stato sempre il Governo di centrosinistra a finanziare la pedemontana lombarda, dando vita per la prima volta a quello che è stato definito il cosiddetto federalismo infrastrutturale. In quasi tre anni e mezzo - lo voglio dire onestamente ai colleghi della Lega -, al di là di qualche finanziamento di rotonda o cartello stradale in dialetto, almeno in Lombardia, non si è andati. Chiediamo al Governo d'intervenire con urgenza per porre rimedio alle carenze infrastrutturali del nostro sistema aeroportuale, potenziando accessibilità e intermodalità, tema particolarmente grave nel sud del nostro Paese. Al Governo non chiediamo miracoli, non pretendiamo miracoli, lo invitiamo ad operare nella direzione da noi precisata nel dispositivo della mozione perché il prevedibile aumento del traffico aereo si registrerà in un arco di tempo relativamente limitato. Non c'è tempo da perdere, c'è molto lavoro da fare. Mi pare che il Ministro Passera, sul tema delle infrastrutture, stia Pag. 40prospettando idee innovative che noi apprezziamo e che vedremo presentate fin dalle prossime sedute del CIPE. C'è molto lavoro da fare e mi auguro che queste indicazioni raccolgano il sostegno più ampio di tutte le forze politiche che hanno a cuore la modernizzazione del nostro Paese. Per questo, il Partito Democratico si augura che il Governo tenga conto dell'elemento fortemente propositivo della nostra mozione, che chiede di valutare i pro e i contro sulla richiesta di Singapore Airlines, di potenziare i collegamenti e di dar vita ad un modello, ad un sistema di trasporto aereo nazionale di cui, purtroppo, al momento siamo privi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Congratulazioni).
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