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Varese. Il Pd sceglie una donna: Luisa Oprandi PDF Stampa E-mail
Elezioni 2011 - Informazioni generali
Scritto da Roberto Rotondo - Varese News   
Lunedì 21 Febbraio 2011 11:02

Il Pd sceglie una donna: Luisa Oprandi

La scelta è stata fatta, sabato pomeriggio, dal direttivo cittadino, che ha votato a scrutinio segreto il suo nome e anche il mandato sulle alleanze. Non ci saranno primarie salvo nuovi sviluppi affidato al segretario Molinari
E’ Luisa Oprandi il candidato del partito Democratico alle elezioni comunali che si svolgeranno in primavera a Varese. La scelta è stata fatta, sabato pomeriggio, dal direttivo cittadino, che ha votato a scrutinio segreto il suo nome e anche le ipotesi di alleanze, sancendo tra l’altro il definitivo abbandono delle primarie. Erano presenti 52 persone (il direttivo è di 55), 48 hanno votato sì, 4 si sono astenuti (compresa la candidata). Ma andiamo con ordine. Luisa Oprandi ha 50 anni, è presidente di uno dei circoli cittadini del partito; iscritta fin dalla fondazione, è stata eletta nel 2009 in consiglio provinciale, ed è anche vicepresidente in rappresentanza dell’opposizione, una carica dalla quale si dimetterà per affrontare la campagna elettorale cittadina. E’ un’insegnante, vicepreside alla scuola Manzoni, il Linguistico. Di formazione cattolica e riformista, è stata militante dell’Azione cattolica e iscritta alla Democrazia Cristiana. Negli anni novanta non ha rinnovato la tessera ed è tornata a fare politica avvicinandosi alla Margherita, nel gruppo dei Popolari legati al senatore Paolo Rossi. Ma il suo nome è noto in città anche perché è una volontaria della mensa dei poveri, e per l’impegno nell’associazionismo di quartiere a Valle Olona e San Fermo.
Il suo nome era stato proposto dal senatore Rossi, ma la stessa Oprandi aveva offerto la sua disponibilità al segretario cittadino lo scorso autunno. Il Pd ci ha messo tre mesi per digerire l’idea, poi ha detto sì.

La neo candidata se la vedrà con la Lega e Attilio Fontana: «Ma non mi fa paura - spiega - perchè molto nella possibilità di fare una politica che sia più vicina alla gente di quella fatta della Lega».

Ora si apre il capitolo delle alleanze. «Apriamo subito un confronto con Sel e Italia dei valori - dice la Oprandi - e ragioniamo su tutte le possiiblità di un lavoro comune, molte cose in questa città sono rimaste solo delle promesse e su questo possiamo far valere le nostre ragioni». 

Primo nodo, le primarie. E qui il discorso si fa sottile. Il direttivo cittadino ha votato contro le primarie di coalizione  tranne i 5 militanti che fanno riferimento al movimento dei cosiddetti "rottamatori". E ha affidato al segretario cittadino Roberto Molinari il mandato esplorativo per confrontare la proposta dei partiti alleati con quella del Pd: «Non è però corretto dire che è un no alle primarie perchè questo voto in realtà fa parte dell'ampio mandato esplorativo che mi è stato assegnato - puntualizza il segretario cittadino - il mio discrimine è il programma , voglio capire che idea hanno di città Sel e Idv. E su questo confrontarmi».

 

 

 

Fontana non festeggia? Napolitano non sarà contento

Il 17 marzo, con tanti italiani e varesini, festeggerò l’Unità d’Italia. Andremo alle manifestazioni organizzate per celebrare la storia che ci lega e ha legato i sogni, le speranze dei nostri genitori, dei nostri nonni e di coloro che hanno contribuito a costruire la storia comune della quale siamo figli. Leggo invece dai giornali che il sindaco di Varese starà a Palazzo a lavorare per preparare l’arrivo di Napolitano. Una scelta che, se l’avvocato Fontana fosse un comune cittadino, nessuno potrebbe contestare, in nome della libertà di pensiero e di espressione. Ma è il sindaco non solo di chi la pensa come lui e oltretutto ricopre la massima carica amministrativa cittadina proprio perchè ci sono questa nostra storia e questa nostra unità. Nessuna retorica, solo realismo. Chiunque, soprattutto chi fa politica ed è quindi “ a servizio” della gente e delle istituzioni, non può sentirsi sminuito dal fatto di dedicare un giorno ogni cinquant’anni (che vuol dire grosso modo una sola volta nella vita, al massimo due qualora fosse giovanissimo) al proprio Paese. Non può nemmeno prendere a pretesto il gran daffare per l’arrivo di Napolitano per giustificare una scelta che è solo ideologica, di asservimento alla linea politica della Lega. Sarebbe il primo, il presidente della Repubblica, proprio per il grande senso dello Stato che sa esprimere in ogni occasione, a sentirsi umiliato da questa scusa poco credibile.

20/02/2011- Luisa Oprandi
 
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