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Intervista alla candidata sindaco Luisa Oprandi PDF Stampa E-mail
Elezioni 2011 - Informazioni generali
Scritto da Marco Tavazzi - La Provincia   
Mercoledì 11 Maggio 2011 15:52

STARO' CON LE PERSONE E I RIONI
La certezza: "Con me non deciderà Roma per Varese". La Lega? "Solo slogan"

Luisa Oprandi, insegnante, classe '60 punta a "fare rifiorire Varese" come recita il suo slogan. E' sostenuta dalla coalizione più ampia che si presenta: quatto liste, Partito Democratico, Sinistra ecologia e libertà, Italia dei valori e la lista civica "Varese&Luisa".
La sua campagna elettorale è incentrata nella rivalutazione dei rioni, e infatti i primi incontri sono stati fatti fuori dal salotto buono. Decisamente caratteristica la scalata al Sacro Monte, dove i candidati del centrosinistra hanno camminato per tutte le cappelle giungendo sulla sommità del monte. Ha iniziato a fare politica con il PD, inserendosi nel comitato promotore quando nacque il Partito.
Oggi è consigliere provinciale in Provincia di Varese

 

 

«La politica delle persone contro la politica dei padroni». Luisa Oprandi, candidata sindaco del centrosinistra, è una delle prime donne nella storia di Varese a concorrere per la carica di sindaco.

Oprandi, è orgogliosa del ruolo che le è stato affidato?
Quello che mi piace è che la mia candidatura non è stata imposta da un partito, ma è nata dal basso, dalla gente, da un gruppo di persone che l'ha chiesta mesi fa inviando una lettera. E' un'inversione di rotta. Nella città dove tutto viene deciso da Roma, il centrosinistra si propone dal basso.

Accuse dure, ma non nuove, contro l'amministrazione uscente. Che giudizio dà del sindaco uscente Attilio Fontana e della sua compagine di governo?
Sono stati un'amministrazione ferma e improduttiva. Le liste che sostengono la mia candidatura indicano la volontà di dare un segnale chiaro di cambiamento. Del resto, io stessa sono stata scelta perché provengo dal mondo del volontariato. Io ho iniziato a fare politica con la nascita del Pd, non ho mai seguito alcuna caserma di partito.

Una situazione che stride con quello che avviene nell'altra coalizione, dove tutto viene deciso dai vertici?
Mi fa specie vedere come siano nell'impossibilità di essere autonomi. Addirittura ci sono state donne inserite a fine mandato solo perché incombeva la scelta di fare correre gli assessori uscenti, e quindi bisognava preparare la strada. E ci sono stati presidenti della Provincia che, a solo un anno dall'elezione, si sono dimessi, rimandando la Provincia al voto, perché dovevano andare a Roma.

Eppure, i cittadini a Varese continuano a votare per la maggioranza Lega e Pdl.
Il potere della Lega è meno forte di quello che si pensi. Viene spesso enfatizzato il suo peso perché qui è nata e da qui provengono i suoi parlamentari di maggior risalto. Certo, ha fatto breccia nel cuore dei cittadini con slogan forti che, però, fin dall'inizio si capiva che si sarebbero rivelati fallimentari. E infatti non sono mai diventati qualcosa di concreto.

Uno degli slogan leghisti è quello contro l'immigrazione. Che a Varese viene percepito come problema legato alla sicurezza di determinate aree.
L'immigrazione diventa un problema se non viene governata. Se a Varese manca un centro di accoglienza e gli stranieri finiscono per strada, si crea insicurezza. Se ci fosse una struttura loro dedicata, non esisterebbero aree degradate. L'immigrazione poi serve alla Lega per poter usare la paura contro gli extracomunitari e tirare su i voti.

Insomma, nella città giardino fa comodo avere gli extracomunitari per strada per ottenere i voti?
Se questo faccia anche comodo a livello varesino, non lo so. Di sicuro l'amministrazione uscente non ha fatto niente per ridurre il degrado. Nel senso: se siamo ridotti a pensare alle panchine monoposto, significa che siamo in un momento veramente triste.

Parliamo di cultura. Si dice che Varese ne sia priva, che ne pensa?
Niente di più sbagliato. Ma è da sempre mancata una regia e non avere avuto un assessorato alla cultura ha avuto la sua parte.

E l'università?
Come la cultura. Ci sono enormi risorse in questa città, ma tutto sembra avulso, perché le varie amministrazioni che si sono succedute non sono state in grado di valorizzare le persone e la creatività.

Voi che cosa vorreste fare?
I giovani hanno tante idee. L'importante è garantire spazi e incentivi a quelle migliori, in modo che possano svilupparle e farle diventare un'impresa. Con la cultura si mangia. Se si dà la possibilità di farla fruttare.

Si parla di teatro stabile, è anche nel vostro programma. Ma a parte il contenitore, non pensa che seriverebbe un contenuto, una compagnia stabile?
Servirebbe una vera e propria scuola di teatro. L'amministrazione deve essere in grado di valorizzare la volontà di fare cultura dei cittadini. Valorizzare significa investire, e allora non dimentichiamoci che ci sono anche dei teatri in periferia, a Sant'Ambrogio e a Masnago, che possono essere usati.

Il suo programma punta molto sul rilancio dei quartieri.
L'amministrazione si è dimenticata che il 70% dei residenti vive nei rioni, non in piazza Monte Grappa o in corso Matteotti. Occorre portare i servizi nei quartieri, a partire dai negozi di vicinato, magari dando incentivi a chi apre nuove attività o difende i negori storici.

Par di capire che, più che sulle opere faraoniche, lei si concentri sull'ordinaria manutenzione: è così?
Sicurezza e qualità della vita passano anche dal potere camminare su un marciapiede decente in una zona illuminata. Quest'amministrazione ha pensaro solo alle grandi opere, nessuna delle quali è però arrivata a destinazione.

L'unifìcazione delle stazioni?
Ha senso e la vogliamo, ma solo per migliorare il servizio dei treni. Senza questo suolo ruolo prioritario, rimarrebbe solo una speculazione edilizia. L'area delle stazioni deve essere riqualificata pensando anche a piazza Repubblica. Ma senza il Pgt, che questa amministrazione ha fatto, non si può pensare alla città in una visione d'insieme, strategia e definitiva. Io, in quell'area, penserei anche ad un mercato coperto.

Gasparotto-Borri sì o no?
L'idea è che serve solo per fare un centro commerciale. E aprirlo non farà altro che aumentare il traffico.

Parcheggi?
Intanto è nostra intenzione bloccare l'obbrobrio di Villa Augusta. In quell'area c'è lo spazio tra piazzale Kennedy e Giubiano, dove già esiste un'area in terra battuta che può ospitare un parcheggio. Dall'altra parte della città, c'è via Sempione. E poi vogliamo parcheggi esterni da realizzare contestualmente al miglioramento del servizio di autobus e alla riduzione dei costi di sosta. Non è possibile che chi va in ospedale, se ci sta un'ora e dieci minuti arrivi a pagare due euro di parcheggio.

Tornando alle castellanze, quale idea per farle rinascere?
Sarebbe bello, con il tempo e aiutando le periferie a crescere, valorizzare una peculiarità per ogni quartiere: avere quello caratterizzato dall'artigianato, piuttosto che quello artistico. A Varese è possibile, penso al borgo dipinto al centro di San Fermo.

 

Conosciamo meglio Luisa Oprandi

 
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