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«Una campagna elettorale violenta e su temi di nessun interesse per il Paese reale. Per parte nostra abbiamo denunciato da mesi questa situaizone». Lo ha sottolineato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, presentando alla giunta di viale dell'Astronomia il programma per il prossimo biennio. «Tengo a sottolineare che in questi due anni difficilissimi - ha affermato Marcegaglia, tracciando il bilancio del primo biennio della sua presidenza - grazie anche al senso di responsabilità delle imprese, il Paese ha tenuto la propria coesione sociale e noi abbiamo tenuto insieme il nostro sistema associativo, anzi siamo cresciuti con i tassi più alti degli ultimi 10 anni, soprattutto grazie all'azione delle nostre associazioni territoriali e di categorie che sono state capaci di stare vicino alle imprese».
A questo nostro comportamento, ha tuttavia osservato il leader degli industriali, «non ha certo corrisposto, soprattutto in questi ultimi mesi, un clima all'interno del mondo politico e istituzionale altrettanto responsabile». In particolare, Marcegaglia ha sottolineato «una distrazione dai temi veri della competitività della nostra economia e un conflitto perenne tra le istituzioni». «Cambiamento, riforme, coraggio, capacità di guardare avanti» e «di elaborare una visione di insieme sul medio e lungo termine». Sono queste le «parole d'ordine» della leader di Confindustria «per costruire la fiducia nel futuro e per tornare a crescere». Sottolineando che «ora stiamo entrando in una fase diversa» e che «la caduta dell'economia si è probabilmente fermata», il numero uno di Viale dell'Astronomia ha rimarcato che «anche in Europa e in Italia c'è qualche piccolo segnale di miglioramento ma senza cambiamenti strutturali la crescita dei prossimi anni sarà molto bassa, senza creare nuova occupazione e con debiti pubblici che a causa della crisi sono cresciuti molto». Di qui «l'obiettivo», ha aggiunto, è quello di «essere sempre di più la voce forte e autorevole nel mobilitarsi e chiedere l'attuazione delle riforme necessarie alla crescita del Paese». Ancora tensione Fini-Berlusconi.«Et voilà: hanno scelto il capro espiatorio di una possibile sconfitta elettorale. Inutile girarci attorno: si chiama Gianfranco Fini. E questa volta Vittorio Feltri non c`entra nulla, anche se ha sparato in prima pagina il colpo preventivo». Il direttore della Fondazione Farefuturo, Filippo Rossi, sul periodico on line Ffwebmagazine, invita a guardare dietro l'editoriale del direttore del Giornale contro il Presidente della Camera. E ci legge la ricerca da parte del centrodestra di padri diversi dal leader per una possibile sconfitta elettorale. «Feltri - scrive Rossi - fa il lavoro suo: annusa l`aria, capisce l`andazzo e lo trasforma in notizia, megafono legittimo di una strategia ormai fin troppo chiara. Ha iniziato Umberto Bossi che a una domanda sulle "distanze" tra il presidente della Camera e il Carroccio sulle politiche dell'immigrazione, ha risposto: «Vedremo i risultati elettorali. Serviranno anche a far capire chi aveva ragione». Come se la linea del Pdl sull`immigrazione fosse quella di Fini. Colpa di Fini? Se lo raccontano. Lo racconteranno in caso di sconfitta. Batteranno la grancassa per nascondere debolezze culturali e passi falsi strategici». Si tratta, scrive ancora Rossi, di «boatos di sottofondo che ribaltano tutte le regole della politica. Da che mondo è mondo, infatti, se un partito perde le elezioni, la responsabilità non può che ricadere su chi lo guida, sulla classe dirigente, su chi ha dettato la linea. Non certo sulla minoranza che, detto per inciso, viene oltretutto sempre descritta come irrisoria e irrilevante». «Si tratta di un voto politico, ma si vota per amministrare una regione: purtroppo nella politica italiana tutto è ricondotto a una sorta di voto di carattere generale», ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo a una iniziativa elettorale a fianco di Renata Polverini. «Mi auguro che l'impegno di tutte le candidate del Lazio sia compensato da una folta partecipazione elettorale», ha aggiunto il presidente della Camera. «Trovo particolarmente efficace il corsivo scritto oggi dal Secolo d'Italia» sul sito internet del quotidiano, rispondeFini a chi gli chiede delle critiche che gli sono state mosse, e cioè di "remare contro" il Pdl in vista delle regionali. «Siamo certi - è scritto sul sito del quotidiano - che Gianni Letta, che ieri ha pubblicamente più volte apprezzato le parole di Fini sulle riforme (e di questo lo ringraziamo), renderà note le ragioni per cui lo ha fatto. Siccome è difficile credere che anch`egli "non sa che domenica si vota e vuol far perdere le elezioni al Pdl", si scoprirà così che, al pari del Presidente della Camera, condivide la necessità di un approccio non meramente propagandistico al tema, specie per chi ricopre cariche istituzionali. E soprattutto si scoprirà che quanto ha detto ieri Fini non giustifica in alcun modo quanto scrive Il Giornale («La campagna alla rovescia del presidente della Camera sconcerta gli elettori e danneggia il Pdl»). Del resto si sa che le ossessioni fanno vedere complotti e nemici ovunque, specie dove non ci sono. A meno che anche Letta non sia un congiurato che cospira contro Berlusconi…». «Non ho avuto occasione di parlare con Fini. Ho fatto solo delle dichiarazioni rispondendo a delle interviste. Per quanto mi riguarda non c'è nessun contrasto, non ho mai detto una parola negativa a riguardo». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, a margine del vertice del Ppe rispondendo a chi gli chiede se abbia parlato con Fini del presidenzialismo. «Ho sempre affermato che in un partito del 40% è naturale che ci siano sensibilità diverse. Quello che è importante è che si discuta e che si arrivi a una decisione e che la minoranza accetti la decisione della maggioranza».
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