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La manovra delle ingiustizie PDF Stampa E-mail
Notizie - Rassegna stampa
Scritto da Roberto Molinari - Roberto Caielli   
Lunedì 19 Settembre 2011 11:36

LA MANOVRA DELLE INGIUSTIZIE
I COMUNI E L’IMBARAZZO DELLA LEGA.

Due contributi alla discussione di Roberto Molinari e Roberto Caielli

Attilio Fontana ha la mia stima personale. L’ha non da ieri. Diverso, ovviamente, il mio giudizio politico, ma questo fa parte certamente dei ruoli distanti che abbiamo.
Premetto che non butto la croce addosso a Fontana per il suo accettare “l’ordine” impartito dai vertici di via Bellerio, né per l’altrettanto eclatante decisione di dimettersi da Presidente di ANCI Lombardia.
Devo anche sinceramente scrivere che, essere “uomini di partito” in epoca in cui i partiti sono visti come strumenti desueti ed inutili mi accende una fiammella di simpatia che è più istintiva che razionale.
Premesso questo, la vicenda di Fontana, a parere mio, apre la possibilità ad alcune considerazioni.
La decisione del Sindaco sottolinea che, l’elezione diretta di una persona al vertice di una città, non ha in alcun modo liberato, come falsamente ci è stato spiegato per anni, l’eletto dai suoi legami con la politica e il partito di provenienza. Insomma, il dilemma se fare l’interesse, in questo caso, della città intera o del partito, rimane tutto. E’ il dilemma classico di chi fa politica. Viene prima l’Istituzione ed il ruolo che devi ricoprire con l’autonomia decisionale che ti è data dalla carica o deve prevalere il senso di appartenenza al partito che ti ha indicato? Personalmente non ho dubbi. L’autonomia degli eletti che svolgono il loro mandato al servizio del Paese è prima di ogni cosa. E lo scrivo da segretario politico del maggior partito di opposizione di Varese.
Ma sono ancora due le considerazioni che vanno fatte dopo il gesto di Fontana.
La Lega, con la sua decisione, ha mostrato che non può più reggere il “giochino” che fino ad ora le ha consentito di fare il pieno di voti. Non c’è più l’equazione Lega di Governo e Lega di lotta. Oggi la Lega ha mostrato il suo vero volto. E’ un partito saldamente legato alle sue alleanze romane, è un partito fortemente leaderistico, è un partito “centralista” dove non è riconosciuto nessuno spazio di libertà e autonomia politica a chi rappresenta il territorio o il dissenso politico. E qui  aggiungo la seconda considerazione. La Lega ha fallito nella sua azione di “sindacalismo territoriale”. Oggi non può più essere il rappresentante esclusivo – se mai lo è stata – di un territorio, dei suoi bisogni e dei suoi interessi. Con la messa all’angolo di Fontana è venuto a cadere anche questo falso teorema che Bossi e i suoi ci hanno propinato per anni. La Lega espressione del territorio e degli interessi privilegiati locali rispetto alle decisioni romane non c’è più. È caduto il velo di ipocrisia che questo partito si è costruito negli anni e che ha giustificato l’adesione di molti elettori e i complessi di inferiorità di alcuni politici. Insomma, diciamola tutta, la ricreazione per la Lega finita. Al PD, oggi, si aprono scenari nuovi e nuove responsabilità. Io penso che nei democratici ci siano la cultura politica, amministrativa e la capacità di rivendicare non un falso “federalismo” venduto come panacea per il Paese, ma una vera cultura dell’attenzione all’autonomia municipale, questa si “rivoluzionaria” per il nostro Paese. Sta a noi dimostrare che una Italia, non diversa, ma migliore, a questo punto  è possibile.

Roberto Molinari
Segretario Cittadino PD Varese

 

 

Sulla manovra del Governo che colpisce i Comuni c'è chi prova a dire e giustificare con "quasi" buon senso che prima di ridurre i servizi al cittadino gli enti locali colpiti dai tagli del Governo dovrebbero pensare “a ridurre la burocrazia, far dimagrire l’organico, tagliare le spese non indispensabili”.
Giusto! Solo che... tra il dire e il fare c’è di mezzo il …fare. Che sarebbe lo specificare quali sono le spese “non indispensabili” che i Comuni dovrebbero tagliare e magari confrontarle con quello dello Stato centrale.
Di cosa parliamo? Di cosa è fatto un normale bilancio comunale?
Non mi pare che i Comuni facciano molte spese inutili. Forse lo sono la raccolta rifiuti o il servizio idrico? L'asfaltare e il pulire le strade? Il gestire i piani urbanistici e gli sportelli per il commercio e le imprese?
Oppure lo sono gli scuolabus, gli asili nido, le mense scolastiche, i libri  per le biblioteche? (Tutte spese, evidentemente in ‘perdita’, ma non per questo inutili).
E ancora: si vuole forse eliminare quel minimo sostegno allo sport di base e al volontariato che ancora resta? O ridurre i pochi contributi dati agli anziani soli o alle famiglie povere?
Facile immaginare "cure dimagranti dell'organico", ma, salvo casi rari, nei  nostri Comuni gli impiegati sono al servizio del cittadino e non dei politici.
Perciò chi dice che la manovra va bene così o non sa come sono i Comuni  oppure ha una strana idea di "equa distribuzione dei sacrifici".
Quanto allo Stato, per mostrare la differenza, mi rifaccio alle parole del direttore di Varesenews: “Senza fare tante leggi e tanta propaganda si sarebbe potuto cambiare molta della pessima burocrazia romana. Azioni  semplici che avrebbero risolto i tanti disagi di chi deve vedersela con gli uffici decentrati dei vari ministeri (basti pensare alla Motorizzazione civile). Si sarebbero potuti risparmiare milioni di euro. E invece si è  pensato bene di aprire sedi decentrate dei ministeri in una villa blindata  di Monza dove non verrà mai fatto niente.”
In termini reali il paragone tra i tagli a Stato, Regioni e Comuni, in proporzione al peso effettivo della finanza statale e di quella locale nella spesa pubblica, grida vendetta.
Chi tace o acconsente non sa far di conto oppure... è il Sindaco di  Campione! (Ma chi non riesce nemmeno a garantire la pulizia delle strade e il rappezzo delle buche non può tacere, se è in buona fede).
La manovra sui Comuni non è che l'ultimo gradino di una regressione  neo-feudale: si chiede ai Sindaci di fare i gabellieri, di ridurre dei servizi e di presentarsi a Roma con il cappello in mano a chiedere qualche  'mancia' straordinaria, sotto forma di finanziamento di qualche opera  pubblica ottenuto per fedeltà politica e non per diritto.
E' questa è la 'nuova governance' che porterà l'Italia fuori della crisi?
Quanto alla Lega posso osservare che ha stabilito un altro primato: non era  mai accaduto che gli amministratori eletti dai cittadini dovessero scegliere  tra la carriera/fedeltà al partito e la difesa dell’interesse del proprio Comune e dei propri cittadini... La Lega c'è riuscita e non era difficile  indovinare la risposta di chi preferisce esibire il fazzoletto verde  piuttosto che il tricolore.
Che tutto questo rinneghi la gloriosa tradizione dell'autonomismo lombardo e  forse anche di qualche secolo di storia italiana (con buona pace del vecchio e amato Carlo Cattaneo), a chi importa?

Roberto Caielli
Segreteria Provinciale PD Varese

 
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